Le indagini archeologiche, condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, in occasione dello scavo di un pozzo artesiano, nell’ambito della ristrutturazione di un’abitazione privata in via Patriarca Popone, hanno riportato, recentemente, alla luce un edificio, affacciato sulla strada che delimitava, ad ovest, l’isolato occupato dal complesso basilicale.
L’importanza della scoperta deriva dal fatto che i resti individuati portano ulteriore testimonianza della vita tardo antica e altomedievale di Aquileia, ancora scarsamente documentata, ma che grazie alle scoperte più recenti, sta iniziando ad acquisire una nuova fisionomia. E non è un caso che la continuità di vita rilevata, durante lo scavo, interessa, proprio, l’area circostante la Basilica cristiana, che divenne, fin dalla sua creazione, il nuovo polo di aggregazione della città tardo antica e poi della città medievale e moderna.
Lo scavo, effettuato dalla ditta ArcheoTest S.r.l., permette di ampliare la conoscenza di uno dei quartieri più intensamente abitati di Aquileia, dall’età romana fino ai giorni nostri. La porzione indagata, infatti, seppur minima, consente di tracciare la storia di un contesto insediativo caratterizzato da una lunga continuità di vita, a partire almeno dalla piena età imperiale, quando viene costruito un muro che verrà poi, continuamente, riutilizzato nelle successive fasi.
Nel IV sec. d.C., fu creato un vano accessibile dalla strada tramite un’ampia apertura, fiancheggiata da pilastri. Il vano era caratterizzato da un pavimento con mosaico ornato da crocette nere su un fondo bianco, di cui si conserva un’ampia porzione.
Le vicende successive all’assedio di Attila e alle trasformazioni storiche che determinarono il progressivo declino della città, portarono, nel corso del VI sec. d.C., al riutilizzo dell’ambiente, mediante la chiusura dell’ingresso con un muro e la soprelevazione dei livelli pavimentali.
Straordinaria, inoltre, la sequenza della vegetazione, dal VI-V sec. d.C. ad oggi, rilevata dal paleobotanico Marco Marchesini e attualmente oggetto di studio. Durante lo scavo, sono state, infatti, prelevati numerosi campioni: il materiale terroso è stato sottoposto ad operazioni setacciatura in acqua, che hanno permesso di individuare numerosi reperti vegetali, in particolare pollini, che consentiranno di ricostruire l’evoluzione del paesaggio vegetale dall’età tardo antica all’età contemporanea.
Un tassello importante che arricchisce ed amplia la conoscenza della città di Aquileia: il contesto abitativo e quello ambientale che contribuiscono assieme a definire l’evoluzione del paesaggio aquileiese.
Da ricordare che anche quest’anno ad Aquileia sono tornate al lavoro con scavi archeologici tre Università, con i loro studenti ed i loro docenti, alla ricerca di nuovi frammenti di storia: l’Università di Padova (Fondi ex Cossar e Casa delle Bestie ferite), quella di Venezia (zona del porto fluviale) e quella di Udine (sul sito delle Grandi Terme).
Fortemente voluta dal Soprintendente, Luigi Fozzati, la presenza sempre più ampia delle Università ad Aquileia, costituisce una ricchezza non solo per la ricerca scientifica, ma anche per la popolazione e per il territorio, nella prospettiva di una valorizzazione sempre più ampia e di un incremento del turismo in una zona già ricca di risorse naturali e ambientali.
Fonte: SBA-FVG