| Cosa ci raccontano i numeri del Censis appena pubblicati sull'accesso a Internet degli italiani che non sapessimo già? Non molto in effetti. Eppure alcune fra le poche cose che si possono intravedere rischiano di essere piuttosto significative. I numeri intanto parlano di una assoluta lontananza dalla rete dei cittadini nella fascia di età fra i 45 ed i 64 anni. Tra questi, solo il 12% usa Internet da casa (il che significa che un utilizzo normale dell'accesso alla rete scende fra costoro ben al di sotto del 10%), un numero discretamente basso si collega dal lavoro (8% circa), un altro 10% usa Internet da casa e dal lavoro. Questo numero è interessante per una ragione molto semplice: dentro questa fascia di età deve essere compresa la "classe dirigente" del Paese, sebbene un numero significativo dei nostri amministratori abiti invece la fascia successiva, quella dei cittadini che hanno più di 65 anni, quella che secondo il Censis praticamente non si collega mai a Internet (addirittura solo l' 1% degli ultrasessantacinquenni utilizza la rete dal posto di lavoro). Mentre discutiamo delle solite cose, vale a dire dei bassi numeri dell'uso di Internet in Italia rispetto agli altri paesi, della scarsa rappresentazione del sesso femminile nelle statistiche di accesso, della netta prevalenza dell'uso della rete fra i più giovani e della abitudine consolidata di collegarsi a Internet da casa (circa l'80% dei collegamenti avvengono dalle abitazioni) credo sia interessante osservare come la generazione di coloro che amministrano e guidano il Paese, che ne dettano le scelte e le strategie politiche, utilizzi ancora oggi pochissimo la rete.
Chi siede nelle stanze dei bottoni oggi ed ancora per chissà quanto, non conosce la rete, spesso la teme, frequentemente ne utilizza le tematiche per scopi strumentali di propaganda o convenienza politica. Oppure è sufficiente osservare i nomi dei componenti del nuovo Consiglio Superiore delle Comunicazioni appena insediato dal Ministro Gentiloni per capire l'aria che tira. Nella lunga lista (ben 57 membri) stracolma di papaveri, professori universitari di lungo corso, frequentatori del sottobosco della politica, ex-tutto (c'è perfino l'ex Presidente della Repubblica Cossiga, l'Ex Presidente della Rai Manca, ex-Presidente dell'Autorità Comunicazioni Cheli) si fa davvero fatica ad intravedere i nomi di qualcuno che possa aiutare i nostri politici, digiuni delle cose della rete, dentro una ormai necessaria migrazione verso nuovi scenari e nuove competenze nel campo delle Comunicazioni e delle Nuove Tecnologie. Occasioni perse su occasioni perse, come accade ormai regolarmente da anni.
2)Supplicare ogni volta possibile i nostri rappresentanti di adeguare l'Italia alle normative degli altri paesi europei. Si tratta spesso di cose piccole ma significative. Possiamo per cortesia non inventarci norme su Internet che non siano presenti anche in Francia o in Germania o in Gran Bretagna o in Spagna? Piantiamola di immaginarci migliori di quello che siamo, non abbiamo nulla da insegnare agli altri paesi in questo campo, non abbiamo eccellenze da sbandierare o grandi intuizioni da rappresentare. Abbiamo invece moltissimo da imparare.
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