
In vista dei fuochi epifanici, l’agenzia per la protezione dell’ambiente (Arpa) fornisce le indicazioni per un’accensione che possa limitare l’impatto sull’ambiente. Avvisano infatti che “la combustione delle biomasse, in particolare quelle solide, risulta particolarmente impattante sulla qualità dell’aria, soprattutto a causa delle emissioni di materiale particolato e di composti organici volatili”. Anche le rilevazioni sull’inquinamento dell’aria mettono in evidenza picchi durante le giornate del 6 e 7 gennaio, ma anche in quelle successive, in base alle condizioni meteorologiche.
“La consuetudine dei fuochi epifanici – continua l’Arpa – rappresenta una pratica eccezionalmente consentita sulla base delle tradizioni culturali del territorio e inserita all’interno delle pratiche di gestione dei materiali e dei residui agricoli. In questo contesto, risulta difficile intravvedere la possibilità di utilizzare all’interno dei fuochi epifanici materiali che si configurano come rifiuti. Ciò premesso, si ritiene possa essere comunque tollerata all’interno della tradizione epifanica annuale la presenza nei falò di materiale legnoso vergine derivante da manufatti (vedi cassette di legno e parti di pallet), in quanto del tutto assimilabile alle matrici legnose naturali. Non risulta invece ammissibile l’utilizzo di materiali non ascrivibili alle biomasse legnose, come plastica e gomma, in quanto, qualora questi finissero all’interno dei fuochi epifanici, le emissioni di sostanze inquinanti risulterebbero notevolmente aumentate”.
Ecco, quindi, le prescrizioni.
Infatti, con la consapevolezza dell’importanza delle tradizioni, unita alla ferma convinzione di dover tutelare la salute pubblica minimizzando gli impatti delle pressioni antropiche, nel Piano di azione regionale, la Regione stessa ha suggerito “di spegnere i fuochi epifanici alla fine delle manifestazioni, allo scopo di eliminare una parte considerevole delle emissioni di materiale particolato. I fuochi all’aperto, infatti, possono continuare ad ardere molto a lungo e con una temperatura della fiamma particolarmente bassa, continuando in questo modo ad emettere sostanze inquinanti in un momento, la parte centrale della notte, nel quale l’atmosfera è prona al ristagno degli inquinanti e il materiale particolato, una volta rilasciato in atmosfera, può persistervi molto a lungo come mostrano le misure sopra riportate. Va inoltre ricordato che, come previsto dai regolamenti di polizia rurale o, in loro assenza, dall’art. 59 del Tulps, il proprietario del fondo che ospita il fuoco epifanico, o il suo conduttore, deve assicurare la presenza ininterrotta di un adeguato numero di persone maggiorenni durante lo svolgimento di tutte le operazioni di abbruciamento, fino al completo spegnimento dei fuochi, onde evitare ogni pericolo di riaccensione”.
I residui che rimango sul terreno, ceneri e materiali incombusti “dovranno essere adeguatamente gestiti”.
L’Arpa indica che in ambito agricolo sia possibile lo spargimento sui terreni agrari dei residui dei fuochi epifanici derivanti dall’apporto di biomasse naturali. Questo in sintonia con le buone pratiche che, nei diversi contesti locali, disciplinano la gestione dei materiali derivanti dall’agricoltura e selvicoltura, utili al mantenimento della qualità dei suoli, soprattutto qualora opportunamente riutilizzati nel sito di coltivazione o in prossimità del medesimo. In ambito urbano, invece, ciò che rimane sul terreno acquista la qualifica di rifiuto e può essere trattato in accordo con il gestore del servizio di raccolta dei rifiuti urbani.
Fonte: Arpa
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