E’ stato presentato mercoledì 18 maggio 2011 presso la sede dell’Enac lo studio, realizzato dalla società Kpmg, sull’ “Evoluzione del traffico low cost a livello europeo e nazionale”.
Cresce l’impatto del traffico low cost nell’industria dell’aviazione: il segmento low cost arriva a pesare oggi per uno share del 22% sull’intera industria dell’aviazione mondiale, a fronte di un 78% detenuto invece dai vettori tradizionali.
L’offerta di posti a chilometro, nell’arco di tempo tra il 2004 e il 2009 è cresciuta del 14%.
Sul mercato europeo, le proporzioni di traffico si spostano al 32% per il low cost e al 68% per il tradizionale, mentre l’incremento di offerta sempre sull’arco di tempo 2004-2009 schizza del 18% per le no frills e rimane invece fermo per gli altri vettori.
Dallo studio è emerso come ha sottolineato Vito Riggio, presidente dell’Enac, che, “I vettori low cost in Europa come in Italia, fatta salva la Francia, hanno contribuito con il loro flusso di passeggeri ad un aumento del traffico aereo e a una variazione sull’economia del territorio”.
Proprio in base a questo aumento vanno, adesso, valutate le ricadute economiche sui gestori aeroportuali che ancora, nonostante tutto, denunciano deficit di bilancio.
L’Enac con lo studio vuole riflettere sul fenomeno low cost ponendo l’accento sulla “Necessità di avviare l’elaborazione di un’apposita regolamentazione che permetta la convivenza senza problemi per le due distinte tipologie di traffico aereo, quella di linea e quella low cost”
Fonte: T&A e TTg
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