La Corte costituzionale ha bocciato 19 articoli del Codice del turismo, una delle ultime iniziative dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla prima del cambio di Governo, per eccessivo accentramento di funzioni legislative di competenza delle regioni. Che, tradotto dal linguaggio burocratico, significa che lo Stato ha effettuato ‘un’invasione di campo’ sulle competenze delle Regioni. La delega legislativa per realizzare il codice, infatti, permetteva allo Stato solo di riordinare le leggi esistenti, mentre il Governo è andato oltre.
La Corte costituzionale ha rigettato il ricorso della Regioni che chiedevano di censurare l’intero provvedimento, ma ha accolto le contestazioni relative ai singoli articoli e alle singole norme, perché alcune di essere “disciplinano ex novo i rapporti tra Stato e Regioni”.
Fra le norme censurate, quella sulla semplificazione degli adempimenti amministrativi relativi alle agenzie di viaggi.
La bocciatura ha scatenato reazioni contrastanti da parte delle associazioni di categoria. Già al momento del varo del Codice del Turismo il settore aveva fatto sentire la sua voce, accusando l’allora Governo di non aver convocato il mondo delle imprese e delle categorie per la stesura del testo.
“Una legge nata male, che si è tentato di raddrizzare”, commenta Andrea Giannetti, presidente di Assotravel Confindustria, “e che è stata portata avanti a dispetto di tutte le annotazioni delle associazioni di categoria. Questo si riflette anche sulle norme che toccano il difficile equilibrio con le competenze regionali. Mi chiedo – continua Andrea Giannetti, presidente di Assotravel – chi risponderà dei costi del procedimento avanti alla Corte Costituzionale e dello stesso valore dei consulenti che avrebbero dovuto garantire professionalmente la sostanziale correttezza normativa del decreto. Le agenzie di viaggi sono relativamente toccate oggi dalla bocciatura che la Suprema Corte ha riservato al Codice del Turismo, ma è evidente che quegli articoli che abbiamo a suo tempo contestato e che riguardano le nostre imprese restano ispirati dallo stesso “spirito” contenuto nelle norme respinte e oggi quindi clamorosamente sanzionato”.
Fortunato Giovannoni, presidente Fiavet nazionale, rincara la dose: “La sentenza della Corte Costituzionale non ci ha colto di sorpresa. Le motivazioni che hanno portato alla clamorosa bocciatura del Codice del Turismo sono le stesse che Fiavet ha portato all’attenzione del Ministero quando lo stesso Codice è stato presentato alle imprese”.
Giovannoni parla poi di sconfitta in senso generale, sia del Governo, ma anche per le imprese e per tutto il comparto “che perde un’occasione di rilancio. L’impasse in cui ora ci troviamo non ce la possiamo assolutamente permettere. I dati di Pasqua hanno registrato un fortissimo calo delle presenze turistiche e le previsioni estive sono, se possibile, ancora più negative”.
Il presidente Fiavet annuncia inoltre di volere presentare nei prossimi giorni “un modello di riordino del settore dell’intermediazione e del tour operating a tutti gli assessorati al Turismo regionali per cercare, in uno spirito di massima collaborazione, almeno dal punto di vista legislativo, una soluzione ai numerosi problemi che affliggono in questo momento le imprese. Dobbiamo aprire una fase nuova che porti a valorizzare le eccellenze locali sul mercato nazionale e internazionale”.
Chi non è soddisfatto, invece, è il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca: “La bocciatura è la prova più tangibile di come in Italia normare il settore sia diventata una impresa quasi impossibile”. Secondo Bocca, la competenza esclusiva delle regioni in materia di turismo, infatti, rappresenta un handicap per l’intero comparto. “Ogni volta che lo Stato prova a dotare il settore di regole univoche e, dunque, sicuramente più orientate alle esigenze del mercato – conclude Bocca – una semplice opposizione delle Regioni cancella di diritto quanto proposto, facendo di fatto arretrare il nostro sistema che di tutto ha bisogno tranne che di confusione”.
“La bocciatura del Codice del Turismo da parte della Corte Costituzionale è una sconfitta per tutto il comparto che avrebbe bisogno di regole certe e non di continui palleggiamenti di competenze che creano solo caos e un vuoto normativo di ostacolo allo sviluppo”. A dichiararlo il presidente nazionale di Cidec Turismo, Paolo Esposito. “Il Codice avrebbe dovuto rappresentare la prima vera e completa opera di riforma del turismo fatta in questo Paese – ricorda Esposito – in un settore privo di un sistema di regole chiare e univoche. Lo stop della Corte Costituzionale blocca, di fatto, il sistema turistico, settore strategico per il Paese ma negli ultimi tempi sempre più in affanno”.
Fonte: T&A
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