
Da venerdì 30 marzo a domenica 20 maggio 2012, nell’esedra della residenza dogale di Villa Manin di Passariano (Ud), è possibile ammirare sculture di donne sinuose e pitture con vibranti colori in esposizione: spazio alle opere di Raschiotto, Zanghi e Bergamasco.
È all’insegna dell’arte contemporanea il programma espositivo primaverile di Villa Manin. Si tratta di tre iniziative dedicate ad altrettanti artisti italiani e stranieri, ossia il pordenonese Roberto Raschiotto, il milanese Matteo Bergamasco e l’italoamericano William Zanghi. Pittura e scultura sono le forme artistiche con le quali questi tre personaggi descrivono la realtà, utilizzando tecniche e colori capaci di attrarre l’attenzione del visitatore.

Cresciuto alla scuola espressionista di Giorgio Igne , Roberto Raschiotto – che vive e lavora ad Azzano Decimo dove è nato nel 1950 – apprende le nozioni fondamentali della scultura da Marcello Mascherini e quelle di pittura da Giorgio Belluz. In queste due discipline artistiche riesce ecletticamente ad esprimere le proprie sensazioni con pregevoli risultati espressivi. Dividendo il proprio impegno artistico tra pittura e scultura, frequenta gli ambienti artistici pordenonesi partecipando a molteplici manifestazioni espositive che lo fanno conoscere anche all’estero ove sono collezionate ed esposte numerose sue opere, soprattutto di scultura, disciplina cui ormai si dedica quasi esclusivamente. In questo settore artistico Raschiotto evolve dai primi anni novanta una appassionata ricerca dell’armonia delle forme, coniugando la plasticità del movimento e l’espressione di forza con la leggiadria dello slancio che proietta le figure in uno spazio virtuale dove aleggiano come in assenza di peso.
La mostra ripercorre un impegno artistico nato alla fine degli anni ’60 che nella sua carriera si è espresso in lavori di grande emotività nelle sue variegate tematiche. L’eleganza e la sinuosità dei movimenti delle sue sculture che ritraggono le immagini femminili, in alcuni casi aggraziate e dolci, danno fascino ad opere che risultano molto piacevoli ed accattivanti. Poesia e bellezza nelle donne che suonano, danzano e che osservano silenziose il proprio cuore mentre stringono il figlio al petto. D’altro canto – come rileva Alessandra Santin – l’opera di Raschiotto si sofferma sul presente, sulle forme del contemporaneo declinate secondo i contenuti che da sempre l’artista predilige; per cui accanto alle sinuosità femminili appaiono la musica e gli strumenti, l’uomo e la lotta vitale, il sacro sia nelle declinazioni monumentali sia in quelle più intime e soggettive della visione introspettiva. Un’attenzione speciale viene dedicata poi ai cavalli, in particolare a quelli alati, che si dimenano al suolo, mai arresi ma come stupiti dal peso del vivere. Nitriscono orgogliosi della loro fisicità possente pur se momentaneamente sconfitta. E si ribellano ad un destino che parrebbe indicare fini e tappe.
Comune denominatore degli altri due artisti, Matteo Bergamasco e William Marc Zanghi, sono invece le vibranti tonalità di colore che si concretizzano negli interni fatati del primo, che aprono la mente a mondi surreali, bizzarri e quasi esoterici, e negli esterni del secondo che ritrae panorami al limite tra il fantastico e il reale.

Matteo Bergamasco nasce nel 1982 a Milano dove attualmente vive e lavora. Le sue opere – come dice l’artista stesso – “sono resoconti di qualcosa che è successo, delle tracce, dei diari. Altre volte sono dei viaggi un po’ magici nell’attesa del presente”. Ogni lavoro è una pagina intrisa di vita vissuta che si esprime in una volontà di ricerca e sperimentazione pittorica piuttosto matura. I suoi dipinti raffigurano intimamente degli spazi privati, sguardi verso l’anima delle cose, spiragli visivi sulle vite altrui. Gli interni sono privi di presenze umane, sebbene siano da esse pervasi, e costituiscono uno spazio vuoto pronto ad accogliere, uno spazio che dona la possibilità di immergersi in esso. Come all’interno di un grembo, lo spettatore è posto in una condizione di ascolto attento e sensibile. Il “sentire” è per Bergamasco il bene più prezioso dell’essere umano, che può essere usato in ogni istante della vita nelle situazioni reali quotidiane, in quella infinita opera d’arte che è il Creato.
Le scene raffigurate sono tra le più comuni: un letto abbandonato al mattino, una luce soffusa che entra dalla finestra, il riflesso del sole su un vaso di porcellana. Oltre a ciò all’interno delle opere compaiono spesso dei dipinti con soggetti canonici (ritratti, paesaggi, nature morte). Il gioco “del dipinto nel dipinto” spinge a interrogarsi sulle leggi della realtà, della rappresentazione e dei loro livelli profondi e sconfinati, ben oltre la più fervida delle immaginazioni.

Nelle grandi tele di William Marc Zanghi, nato a Wichita – Texas nel 1972, i luoghi diventano invece contenitori di una moltitudine di input tutti volti a rendere la complessità dell’animo umano. Vernici che ci travolgono con grande enfasi e potenza, ricreando un alone di pathos e riempiendo lo sguardo di vivaci e talvolta acide tonalità. I protagonisti sono contesti architettonici abitativi, squarci di quartiere, case stagliate al centro della composizione, isole, muri che raccontano nel loro apparente immobilismo un susseguirsi di quello che è stato e di quello che avverrà. Il lavoro di Zanghi ci conduce ad un varco, facendo entrare così lo spettatore all’interno delle sue prospettive.
A metà strada tra visioni allucinate e realismo, Zanghi dipinge con colori violenti rubati ai fumetti. I suoi squarci hanno una prospettiva prettamente cinematografica: le inquadrature sono decentrate, tagliate, strappate dal tessuto continuo della realtà, una formula che consente all’artista di conferire alle sue immagini casualità, magia e dinamismo al tempo stesso. Le tele di Zanghi sono antinarrative, non raccontano, ma squarciano per un attimo il tempo, mostrandoci immagini dense di elementi immobili strutturati dentro un’azione senza inizio né fine. Lo spazio è pieno di informazioni immobili, di ambientazioni surreali marcate dal colore e dalla gestualità dell’artista. L’osservatore ha l’impressione di essere travolto da una forza che è data dall’impatto coloristico, dalla maniera di pittura con colature, chiazze dense e lisce di materia, brillantezza e riflessi.
SEDE ESPOSITIVA: Villa Manin di Passariano (Ud) – Esedra di Levante
ORARI:
– dal martedì al venerdì 13 – 18
– sabato e domenica 9 – 19
– lunedì chiuso
Info web: Azienda Speciale Villa Manin